No alle furbate sul PSE

di maltus92

PES_logoIeri, nel tardo pomeriggio, ho appreso attraverso agenzie di stampa che a marzo del 2014 a Roma verrà ospitato il congresso del PSE (Partito del Socialismo Europeo, per chi non lo sapesse), e che ad aver spinto perché ciò avvenga è stato il segretario del mio partito, Guglielmo Epifani. Il quale non ha lesinato toni trionfalistici nei confronti di tale evento, dichiarando che il PSE è la famiglia politica europea in cui il PD avrebbe (e sottolineo “avrebbe”) le sue radici e sottintendendo che sempre questo evento farà da sfondo all’ingresso del PD nel PSE, estendendo quindi la collaborazione per ora limitata alla militanza comune nel gruppo parlamentare S&D (Socialisti&Democratici). Tale intenzione è chiarissima, almeno per chi ha un minimo di buonsenso e capacità di leggere fra le righe.

Personalmente non sono sorpreso per questo annuncio, ma ci tengo comunque a dire la mia. C’è chi ha evocato lo scioglimento del patto fondativo alla base del Pd  o comunque protestato per questa dichiarazione d’intenti, più o meno esplicita. Io credo che innanzitutto si ponga una questione di metodo: in quale occasione il PD si è riunito per discutere o deliberare relativamente all’adesione al PSE? E’ mai esistita una vera discussione, franca e aperta, su queste tematiche? Quale organo del partito pienamente legittimato ha adottato una decisione in questo senso? Non vorrei che ci si ricordasse del fatto che il PD è un collettivo di persone, una comunità, solo quando bisogna dare addosso a Matteo Renzi per la sua presunta visione autoritaria dell’uomo solo al comando. Perché non mi pare di aver sentito molte voci levarsi contro quella che pare essere a tutti gli effetti una decisione assolutamente arbitraria da parte di Epifani. Abbiamo un congresso in avvicinamento, quella dovrebbe essere la sede in cui ci si confronta su queste cose.

Andando oltre la formalità, ci tengo a dire due paroline anche sulla sostanza: questa operazione non mi convince manco un po’. Per quale motivo abbiamo fatto nascere il PD? Perché diventasse la sezione italiana del PSE? Se era così – e non mi risulta proprio – allora c’è qualcosa che non va. Poco importa che tutti e quattro i candidati alla segreteria siano favorevoli a tale adesione. Anzi, sarebbe bene che tale questione al congresso venisse chiarita. Nessuno può seriamente pensare di imporre un’accettazione acritica e dogmatica di una linea che vada in quella direzione. Per svariati motivi: tanto per citarne uno, l’assodata insufficienza del PSE come strumento per affrontare le complesse sfide a livello europeo che ci si trova a dover fronteggiare; il lento e inesorabile declino dei partiti socialisti europei negli ultimi anni è un messaggio inequivocabile. Per costruire una vera alternativa ai popolari europei in un’ottica bipolarista occorre allargare il campo a nuovi contributi ed esperienze: penso alla famiglia ecologista, ai liberal-democratici, al pensiero cattolico-democratico. Non mi risulta che il PD in questi anni e anche per il futuro abbia intenzione di lavorare a qualcosa di questo tipo, al di là delle solite enunciazioni di buone intenzioni.

Dire “vogliamo entrare nel PSE per cambiare” è un ragionamento rispettabile, ma a mio vedere fragile e poco condivisibile: sarebbe stato come dire qualche anno fa “vogliamo entrare nei DS per cambiare”. Personalmente avverto l’esigenza di fare chiarezza su questo punto: nessuno può essere costretto, sic stantibus rebus, ad aderire forzosamente a qualcosa che non sente come proprio (e non vedo come potrebbe, ndr). Non avrei aderito ai DS anni fa, non aderirò al PSE ora. Bisogna invece rispettare la pluralità di esperienze e valori che stanno alla base del PD, senza farsi guidare da una smania di collocamento nel quadro politico europeo che tradisce la beata illusione di poter cambiare da dentro un vecchio arnese consociativo (per citare un amico) che negli ultimi quindici anni ha fatto ben poco per ammodernarsi e mettersi nelle condizioni di poter veramente cambiare le cose in Europa. Nulla impedisce di poter lavorare a un allargamento del campo progressista anche stando fuori da quella famiglia politica. Non ho la pretesa che il Partito Democratico segua il mio personale orientamento, chiedo invece che chi non si riconosce nei valori del socialismo o della vecchia socialdemocrazia possa liberamente scegliere – come soluzione temporanea – di poterne rimanere al di fuori, con la promessa di lavorare attivamente per costruire un vero, grande partito politico europeo di centrosinistra.

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