Consigli (non richiesti) per Matteo Renzi

di maltus92

Renzi-680x412Sicuramente sono l’ultima persona in Italia che possa permettersi di dare consigli al segretario del PD (tra l’altro da me votato e sostenuto con convinzione). Però, per citare il buon vecchio Rubeus Hagrid (chi non lo conosce faccia una rapida escursione nel mondo di Harry Potter), “meglio fuori che dentro”:  in questi giorni ho avuto modo di riflettere su alcune questioni che riguardano Renzi e il nuovo corso del PD, e mi è venuto spontaneo dar loro un ordine e un senso compiuto, piuttosto che continuare a rimuginarci sopra. Non ho la presunzione di portare un dogma di Verità e quindi non mi aspetto di incontrare approvazione o applausi, diciamo che questo esercizio di scrittura spero possa in qualche modo tornare utile ad altri oltre che a me stesso.

1) I mass-media italiani paiono decisamente in brodo di giuggiole per quello che viene descritto come l’asse Renzi-Landini. Gli elogi per questa “accoppiata” da parte di decine di opinionisti e commentatori in estasi si sprecano. Da una parte il sindaco rottamatore che ha liquidato in un colpo liturgie di partito e il vecchio apparato, dall’altra il sindacalista sanguigno che – da buon metalmeccanico – aspira anch’egli a mandare in demolizione la vecchia e scassata automobile del sindacalismo italiano targato Camusso. Sicuramente un’occasione ghiotta per i giornalisti di ipotizzare scenari fantastici e mirabolanti. Con un po’di disincanto, mi permetto di far notare come questo asse (presunto o reale che sia) poggi i piedi su terreno argilloso e franabile; se ci può essere una convergenza di interessi da ambo le parti per fare ognuno pulizia in casa propria e dare una bella verniciata di fresco, molto più improbabile sarebbe un asse politico in senso stretto (su idee e cose da fare, tanto per esser chiari). Renzi non può ignorare quello che è stato l’operato di Maurizio Landini nelle vesti di segretario della FIOM: proprio Landini ha portato il suo sindacato a essere “altro” rispetto a quel che dovrebbe essere un sindacato, dandogli una veste squisitamente politica e partecipando sempre in prima linea ad iniziative ed eventi che con il lavoro avevano ben poco a che fare. Penso al sostegno alla lotta dei No Tav e al referendum sulle materne paritarie di Bologna, e potrei continuare citando il protagonismo della FIOM negli ultimi due anni rispetto ad ipotesi di costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra radicale. Se poi vogliamo entrare nel merito dell’azione di quel sindacato in senso stretto, penso che non ci sia nulla di più eloquente rispetto alla strategia portata avanti da Landini (lotta a muso duro contro gli imprenditori sfruttatori,contro il capitale, etc etc) dei risultati conseguiti in occasione del rinnovo delle RSA del gruppo FIAT/CNH Industrial: la FIOM è quinta, al penultimo posto, staccata da FIM-CISL, UILM-UIL, FISMIC, AQCF. Davvero Renzi pensa di dialogare su legge di rappresentanza sindacale e tematiche simili in modo privilegiato con chi, dopo essersi sgolato contro il cattivo Marchionne, gli accordi di Pomigliano d’Arco e Mirafiori, i padroni, è stato bocciato in maniera così sonora proprio dentro le fabbriche dove dice di avere dalla sua parte la stragrande maggioranza dei lavoratori? Aggiungo: caro Matteo, stai attento a come ti poni rispetto alla dialettica interna alla CGIL fra Camusso e Landini; uno dei mantra del neo-segretario è stato “non ci faremo dettare la linea dal sindacato”. Rispetti questo impegno a 360 gradi, ed eviti di insinuarsi nella lotta interna a quel sindacato; dica ai suoi di evitare dichiarazioni su come il sindacato dovrebbe o non dovrebbe regolare le proprie questioni interne. Costruire un’interlocuzione privilegiata con Landini per indebolire la Camusso – che pure non brilla per lungimiranza o sagacia politica, “disciamo” – potrebbe rivelarsi a lungo termine una mossa assai perniciosa.

2) La questione del rapporto con Enrico Letta e il governo non può più essere rimandata. Io lo capisco, il segretario; teme il logoramento di un PD in permanenza dentro un governo che non produce, che tira a campare per non tirare le cuoia. E un appannamento della propria immagine di uomo che rompe gli schemi, che fa cose concrete, che si sottrae ai giochetti della “vecchia politica”. Ma il segretario deve capire che il PD, l’unico partito sopravvissuto al ciclone di quasi un anno fa, per costruire una visione politica organica e coerente non può essere allo stesso tempo di lotta e di governo. Non ce lo possiamo permettere: gli italiani non capirebbero e non perdonerebbero un’ambiguità di questo tipo. Occorre quindi una scelta forte, netta, come quelle a cui Renzi col suo piglio energico e deciso ci ha abituati: il segretario deve decidere se essere “leader” al 100%, se scommettere veramente sul proprio partito e sulla sua mission riformatrice come fecero altri prima di lui (penso a Blair, che fu segretario del Labour Party per tre anni prima di arrivare al numero 10 di Downing Street), e quindi anche accettare la sfida della permanenza al governo ricostruendo un rapporto di fiducia e collaborazione con Letta, che è espressione del suo partito. Se non ci sono le basi per fare questo, è meglio che lo si dica fin d’ora: piuttosto che continuare con la farsa delle finte tregue, è meglio dire con chiarezza che fatta la legge elettorale si tornerà al voto. Assumendosi rischi e responsabilità che da questa scelta potrebbero derivare. L’importante è decidersi, sono convinto che i cittadini apprezzerebbero assai più una scelta chiara rispetto al gioco del “rompo/non rompo”.

3) Sulla nuova legge elettorale, chiave di volta dell’azione della segreteria di Renzi, raccomando cautela. E’vero, la priorità è togliere di mezzo il Porcellum. Per farlo bisogna parlare con tutti, opposizioni comprese; sono incomprensibili le critiche di chi accusa da dentro il PD il segretario di voler inciuciare con Berlusconi quando per anni i leader storici di questo partito e dei suoi partiti fondatori si sono accordati con Berlusconi sottobanco o in salotti privati. I piagnistei e le grida alla profanazione del Nazzareno sono le classiche lacrime di coccodrillo, insomma. La mia unica preoccupazione è che per amor di superamento del Porcellum non si arrivi a produrre un Porcellinum che ci faccia rimpiangere proprio il Porcellum. Pare che l’intesa si troverà sul cosiddetto modello spagnolo, che però – a giudizio di molti, fra cui il costituzionalista ed ex senatore PD Stefano Ceccanti – è quello che presenta più rischi sul fronte della governabilità. A giudizio di chi scrive la scelta più opportuna sarebbe quella del Mattarellum riveduto e corretto, su cui lo stesso Berlusconi si era detto disponibile a discutere. Il PD fino ad ora, grazie all’azione rivitalizzante del nuovo segretario, ha dimostrato di potersi imporre con forza sullo scenario politico: se ci sono spazi di manovra per costruire con le altre forze politiche, Forza Italia compresa, un sistema elettorale il più efficiente possibile, è doveroso provarci. Giusto aver spazzato via le obiezioni pelose sul confronto con Berlusconi, attenzione a non farsi ingabbiare in un confronto a due che escluda a priori le ipotesi più sensate.

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