La prepotenza di un sindaco

di maltus92

Massimo Bitonci, sindaco di Padova

Massimo Bitonci, sindaco di Padova

Per puro caso, mentre stamattina buttavo un occhio come di consueto alle notizie del giorno, ho letto questo articolo del quotidiano online Giornalettismo, dove si narra un episodio inerente ai primi atti di governo del neo-sindaco di Padova, il leghista Massimo Bitonci. Sostanzialmente il nuovo primo cittadino – che ha sconfitto al ballottaggio il candidato del centrosinistra Ivo Rossi, erede e “reggente” del sindaco uscente  Zanonato – avrebbe acquistato uno stock di crocifissi lignei da esporre obbligatoriamente in tutti gli edifici pubblici della sua città.

La storia politica italiana recente (parliamo degli ultimi venti anni) ci ha abituati a conoscere lo squallido provincialismo xenofobo, razzista e socialmente conservatore del partito fondato da Umberto Bossi. Nel caso di specie, il neo-sindaco di Padova sembra inserirsi a pieno titolo in continuità con la peggiore tradizione del Carroccio; ulteriori “prodezze” del nostro sono facilmente reperibili nell’articolo di cui sopra e più generalmente online, e ad esse rimando per approfondimenti e curiosità varie. Quello su cui mi interessa però mettere l’accento, da persona che nella sua vocazione politica sente come propri elementi riferibili alla dottrina sociale della Chiesa, è l’ennesima, becera strumentalizzazione di qualcosa di estremamente delicato come la fede religiosa per i più biechi fini politici. Personalmente ho sempre provato molta rabbia per il tipo di dibattito pubblico che si vive in Italia in materia di laicità; la metafora che trovo calzante è quella dello stadio, con le rispettive curve di ultras (integralisti religiosi contro campioni dell’anticlericalismo o dell’intolleranza verso il fenomeno religioso) indaffarate a occupare la scena il più possibile, relegando nell’angolo o riducendo al silenzio chi prova a ragionare a bassa voce. Ed è proprio l’insofferenza verso un dibattito di questo tipo a spingermi a provare disgusto verso tutti coloro che – in un modo o nell’altro – si divertono a gettare benzina sul fuoco per il proprio tornaconto personale, per avere un briciolo di visibilità in più sui giornali, sui social network, in televisione.

Se in Italia manca un dibattito sereno sul rapporto fra convinzioni etico-religiose e attività politica, la colpa è in larga parte da attribuirsi proprio a soggetti come Bitonci. Personalmente (ma credo anche molti altri cattolici impegnati in politica) mi sento danneggiato da sparate del genere, perché mi rendono più difficile il compito di spiegare agli amici e alle persone con cui interagisco quotidianamente che avere una consapevolezza di fede nell’ambito del proprio impegno politico non equivale a voler imporre ad altri la propria visione. Io credo, senza ingenuità alcuna, che una convivenza politica e civile fra credenti e non credenti sia non solo possibile, ma doverosa: basta ci sia la volontà effettiva. Non è certo con le imposizioni arroganti o con le prepotenze gratuite che si può aprire una nuova fase di collaborazione, dialogo e ascolto fra le diverse posizioni e sensibilità in materia. La lezione di tanti pontefici, a partire da Pio XII passando per il Papa Buono, Paolo VI, Benedetto XVI, è sul tavolo, pronta ad essere raccolta e meditata dai politici cattolici di buonsenso.

Credo infine sia da respingere nettamente ogni impostazione neopagana da parte di uomini politici che utilizzano la religione come instrumentum regni e “collante di massa” per supportare le proprie, discutibili, istanze, salvo poi distanziarsene puntualmente nell’agire quotidiano. Questo sì che è un vero, inaccettabile oltraggio alla fede cattolica.

 

 

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